Fondazione Accorsi - Ometto Torino

LA COLLEZIONE DEI PIFFETTI

Al Museo Accorsi - Ometto sono esposti diversi capolavori dell’ebanista Pietro Piffetti (Torino, 1701 - 1777). Oltre al "mobile più bello del mondo", si possono ammirare: un tavolino da centro con piallacci "a fetta di salame" e intarsi in avorio, databile intorno al 1740; due stipi facenti parte della donazione Volpi Ottolini, intarsiati in avorio con scene tratte dal volume di Charles Plumier, L’art de tourner, ou de faire en perfectioni toutes sortes d’ouvrages au tour, edito a Lione nel 1701 e oggi conservato presso la Biblioteca Reale di Torino; un leggio da tavolo in avorio colorato della metà del XVIII secolo.
Da non dimenticare infine il cassettone, risalente al 1760, impiallacciato "a grata" e intarsiato in avorio e madreperla con motivi floreali, un mobile di assoluta bellezza, dalle proporzioni pefette e dal decoro sinuoso e serpentino.

I TRUMEAU

Numerosi i mobili che rappresentano un vero e proprio vanto per la collezione Accorsi: il primo da menzionare è il doppio corpo interamente rivestito in maioliche di Pesaro, di cui al momento non si conoscono altri esemplari nel mondo; di forma rettilinea, questo mobile è provvisto di una grande ribalta centrale, che maschera diversi cassetti, ed è arricchito da una decorazione con paesaggi fluviali o marini e motivi floreali.
Proveniente dal Piemonte meridionale è il doppio corpo a ribalta della metà del XVIII secolo con una curiosa decorazione a grottesche e motivi floreali.
Risalente al 1740 circa è lo scrittoio a ribalta con alzata, dai motivi decorativi titpicamente piemontesi, quali lo zoccolo di capriolo, le cornucopie e le faretre sulla ribalta centrale.
Di origine veneziana il doppio corpo con ribalta laccato a fondo azzurro e decorato con deliziosi ucellini e fiori che ricordano i raffinati stucchi policromi dei palazzi veneziani del Settecento.

I DIPINTI

Di particolare interesse i dipinti esposti nelle sale del museo, come la Madonna con Bambino,Santa Maria Maddalena, San Francesco e committenti di Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo (1568-1625), databile intorno al 1610; il Ritratto di Carlo Emanuele III di Savoia dipinto da Giovanna Battista Buzzano in Clemente, detta La Clementina (1690 - 1761); La cuoca di Pietro Domenico Ollivero (Torino, 1679-1755), dipinta nella prima metà del secolo XVIII e le Sei cacce di Vittorio Amedeo Cignaroli (Torino, 1730-1800).
Raffinatissimi i ritratti di nobildonne settecentesche, come quelli di Louis Landry (attivo a Parigi nella seconda metà del XVIII secolo), quello del piemontese Vittorio Amedeo Grassi (1725 circa - dopo 1800) e l’autoritratto di Aimée Duvivier (1766 circa - 1843).
Infine da non dimenticare, I piaceri della vita campestre di François Boucher (1703 - 1770), primo pittore della corte di Luigi XV, in cui sono raffigurati eleganti pastori e pastorelle circondati da un paesaggio lussureggiante.

LE TABACCHIERE

Il Museo Accorsi - Ometto possiede una collezione di tabacchiere che, per numero e bellezza, non ha nulla da invidiare a quella del Museo del Louvre di Parigi.
L’uso di consumare tabacco si diffuse in Europa a partire dal XVI secolo, periodo al quale risalgono i primi contenitori oggi noti.
Nel Settecento le tabacchiere diventarono elemento indispensabile nel corredo di ogni nobile: sull’esempio dei sovrani europei, venivano spesso regalate a persone particolarmente care con il coperchio decorato dal ritratto del donatore.
Queste piccole scatole sono in metalli preziosi o in pietre dure, arricchite negli esemplari più raffinati da smalti o decori in avorio.
Tra tutte va segnalata la tabacchiera appartenuta a Vittorio Emanuele II in oro sbalzato, cesellato, smalto e brillanti con le iniziali del primo re d’Italia.

GLI OROLOGI

Uno dei tesori del Museo è costituito dai numerosi orologi che si trovano sparsi nelle sale.
Collocati su mensole, mense di camino o eleganti consolle, se ne trovano di tutte le forme e colori; spesso racchiudono al loro interno meccanismi di produzione francese.
Si segnalano quelli da tavolo, molti dei quali impreziositi da fiori in porcellana di Sassonia e raffinate scene galanti o quelli da muro in bronzo dorato e cesellato.

I LAMPADARI

Di notevole pregio è la collezione di lampadari che si possono ammirare nelle diverse sale del Museo.
Alzando lo sguardo verso il soffitto, si scoprono veri e propri capolavori: come il lampadario in porcellana bianca di Berlino risalente all’inizio del XIX secolo, o quello tipicamente piemontese in lamierino dipinto della Sala da pranzo. In stile Impero il lampadario a globo del Salotto della musica, sicuramente uno dei lampadari più belli del Museo, realizzato in bronzo dorato con parti dipinte di blu. Nel Salone Piffetti abbagliante la coppia di lampadari a gabbia della metà del XVIII secolo in bronzo dorato, fiorellini in porcellana e vasetti in porcellana cinese. Di provenienza livornese infine il grande lampadario "a goccia" che si può ammirare nel Salotto cinese.